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High Fidelity || NICK HORNBY

HIGH FIDELITY

“Non ho preso niente – i biglietti di condoglianze del cartolaio erano tutti orribili. Il genere di biglietti che quelli della Famiglia Addams si manderebbero per i compleanni. Vorrei essere già stato ad un funerale […] fin qui l’ho scapolata. Adesso mi rendo conto che dovrò andare ai funerali per il resto della mia vita. 2 nonne, mamma e papà, zie e zii, e poi, a meno che non sia proprio io la prima persona nel mio giro ad andarmene, un sacco di gente della mia età – e forse più prima che poi, dato che conosco un paio di persone destinate ad affrontare l’evento prima del dovuto. E una volta che comincio a pensarci, mi sembra tutto molto opprimente, quasi che nei prossimi quarant’anni debba prevedere di partecipare a tre, quattro funerali alla settimana, così che non avrò più il tempo e l’umore per fare qualsiasi altra cosa.”

“E’ più facile avere i genitori se hai la fidanzata. Non so perchè, ma è così. Quando sto con qualcuno, anche mia madre e mio padre mi trovano più simpatico, e sembrano più a loro agio con me; è come se Laura diventasse una specie di microfono umano, qualcuno dentro cui parliamo per farci sentire.”

“Ma se dovessi azzardare una ipotesi, direi che ho l’aria stizzita perchè mi sento inchiodato, e questo non mi va. Da un certo punto di vista sarebbe più bello se non fossi così legato a Laura; sarebbe più bello se potessi sentire che ci sono ancora quelle dolci possibilità e quella sognante aspettativa che provavi a quindici anni, o a venti, o addirittura a venticinque, quando sentivi che da un momento all’altro la persona più perfetta del mondo poteva capitare nel tuo negozio, o nel tuo ufficio, o alla festa del tuo amico… sarebbe più bello se quelle emozioni fossero ancora qui, da qualche parte, nella tasca posteriore dei jeans o in fondo a qualche cassetto. Ma è tutto tramontato, credo, e questo sarebbe sufficiente a stizzire chiunque. Adesso come adesso sto con Laura, e non c’è niente di buono a fingere che non sia così.”

“Quando la vedrò so già che avrò una fitta delusione – tanto subbuglio interiore solo per questa qua? – e che poi troverò qualche altra cosa per cui eccitarmi di nuovo: il fatto puro e semplice che si sia presa la briga di venire, la voce sensuale, l’intelligenza, lo spirito, qualcosa. E tra il secondo e terzo appuntamento nascerà una nuova serie di miti.
Stavolta però la faccenda va diversamente. E proprio a causa dei sogni ad occhi aperti. Faccio la solita cosa – immagino nei più minuti particolari l’intero corso della relazione, dal primo bacio, al letto, alla convivenza, al matrimonio (in passato mi è capitato persino di stilare la lista dei nastri da mettere alla festa di nozze), e a come sarà carina quando sarà incinta, e persino ai nomi dei bambini – finchè non mi rendo conto che non mi è rimasto più niente che possa accadere. Ho fatto già tutto, ho vissuto per intero la nostra relazione nella mia testa. Ho guardato il film andando avanti veloce; so la trama, conosco il finale, e le scene migliori. Ora mi tocca riavvolgere la videocassetta e riguardarla daccapo, in tempo reale, e che gusto c’è?
Ma cazzo… quando finirà questa storia? Continuerò tutta la vita a cercare di passare il guado saltando da una pietra all’altra, finchè non ce ne saranno più? […] Perchè, a conti fatti, questo mi capita, più o meno ogni 3 mesi, in contemporanea con l’arrivo delle bollette. E durante la nostra Estate Britannica anche più spesso. E’ da quando ho 14 anni che ragiono con le viscere. […] So cosa non va con Laura. […] Non passerò mai più due o tre giorni in preda all’agitazione, cercando di ricordare com’è fatta, mai più arriverò in un pub mezz’ora prima dell’appuntamento, e fisserò il medesimo articolo di una rivista sbirciando l’orologio ogni 30 secondi.”

“Metto – Got To Get You Off My Minddi Solomon Burke – e tutti provano a ballarla, solo per senso del dovere, anche se nemmeno i migliori ballerini sarebbero forse capaci di tirarne fuori qualcosa; per giunta nessuno qui può vantarsi di essere fra i più bravi, e neanche fra i medi. Quando Laura sente le prime battute della canzone fa una piroetta, mi lancia un sorriso e alza diverse volte il pollice per dire evviva, e io comincio a compilare nella mia testa un nastro per lei, in cui ci saranno un mucchio di canzoni che conosce già e che sarà contenta di sentire. Stasera, per la prima volta, mi sembra di capire cosa devo metterci”

“Ce l’hai la soul?” Mi domanda una donna, il pomeriggio del giorno dopo. Considerando che soul vuol dire anima, vorrei risponderle: Dipende, certi giorni si, certi giorni no. Qualche giorno fa ero a zero; adesso ce ne ho un sacco, fin troppa, più di quella che posso gestire. Vorrei avere meno alti e bassi ed essere equilibrato, ma non ci riesco. Capisco peró che costei non è affatto interessata ai miei problemi di gestione del magazzino interiore, così mi limito a puntare un dito verso gli espositori dove tengo la soul, vicino all’uscita, appena dopo il blues.

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